Vanity Fair

Pubblicato il da ondamagisblog2

Con un titolo come questo, così famoso, VANITY FAIR, la prima cosa che mi viene in mente, quando ci penso, è il famoso romanzo ottocentesco di William Makepeace Thackeray, l'opera che rimanda all'accurato film, del 2004, di Mira Nair, con Reese Whiterspoon e Jonathan Rhys-Mayers. Ma quest'opinione non è né sul libro di Thackeray, né sul film omonimo, bensì su una famosa rivista nata negli Stati Uniti diversi anni or sono e importata in tutto il mondo grazie all'enorme successo ottenuto, Italia compresa, dove è solo di recente che ha preso piede ed è conosciuta al grande pubblico. La storia, però, ve la lascio leggere sui siti appositi: io qui illustrerò solo il giornale.

 

VANITY FAIR è, infatti, un settimanale chiaramente indirizzato ad un pubblico femminile, che però non scontenta neanche quello maschile, dopo ne spiegherò il motivo.

Lo si può trovare facilmente nelle sale d'aspetto mediche, dove, è risaputo, i pazienti sono destinati a passare gran parte del loro tempo, quando sono costretti a recarvisi, essendo un bel malloppo di pagine (la copia che ho qui davanti ne conta 286!), per cui, più sono imponenti certe riviste, meglio è per lo sfortunato paziente che sa già che tutte, ma proprio tutte, le riviste messe gentilmente a disposizione dai medici – in genere, vecchie di 5 - 6 mesi, se non di più -, saranno aperte, sfogliate e scambiate a giro, con gli altri tapini, i quali, a turno, si avvicenderanno nell' ”impegnativa! consultazione di tali testi, nella speranza di affogare quel senso di angoscia che li accompagna ogni volta che devono recarsi a perdere tempo dietro un'interminabile fila!

VANITY FAIR e molte altre riviste simili, si prestano perfettamente a questo scopo.

 

La copia che vi sto descrivendo e di cui ignoro la provenienza, avendolo portato a casa mio marito da chissà dove, si presenta molto attraente. In copertina c'è una famosa e bravissima cantante, Giorgia, tra le migliori in circolazione, che ha rilasciato un'intervista al settimanale essendo, allora, aprile 2009, in procinto di promuovere la sua tournée.

Lungo tutto il profilo dell'immagine dell'artista sono riportati i titoli dei maggiori servizi effettuati dai giornalisti della rivista, la cui maggior parte sono su stelle del cinema e della musica, ma anche su argomenti più drammatici e seri come, ad esempio, quelli sul terremoto in Abruzzo e il G8, articoli che riscattano questa gradevole rivista dall'essere destinata ad un' esclusiva utenza femminile (ve l'avevo detto, no?).

Ovviamente non mancano numerose pagine di moda. Ne ho contate solo 9 dopo la copertina, prima di arrivare ad una pagina scritta e che contenesse qualcosa che non fosse moda, cosmetici, gioielli, ecc. Ma, si sa, certe riviste dalle pagine patinate sono tenute in vita proprio da questi sponsor, che pagano fior di quattrini pur di far apparire un proprio articolo su riviste famose e conosciute in tutto il mondo qual è proprio VANITY FAIR, quindi, cosa già risaputa: d'altronde non sopravviverebbero così a lungo senza di essi, né è del tutto negativo che ciò avvenga.

 

A chi fosse interessato all'arredamento, invece, VANITY FAIR fornisce anche delle nutrite informazioni sulle fiere, sulle mostre ecc., né mancano neanche le rubriche tipiche delle riviste, come le “lettere al giornale”, le notizie settimanali, lo spazio dedicato ai libri, l'angolo del gossip politico e dello spettacolo, la rubrica psicologica per la coppia...

 

La ciliegina sulla torta sono però, secondo me, i racconti inclusi nella rivista, come quelli presenti in questo numero di aprile 2009, scritto da Woody Allen e l'estratto di un libro novità, inserito alla fine, di recente pubblicazione, presentato su ben 18 patinate ed eleganti pagine!

 

 

CONSIDERAZIONI PERSONALI

A me non è dispiaciuta la lettura di questa rivista settimanale, perchè alterna, in maniera abbastanza equilibrata, argomenti leggeri ad altri più ponderati, come Gladio o il G8. Se poi consideriamo il prezzo di € 1,90 per 286 pagine, allora le cose cambiano e si chiude più volentieri un occhio sull'enorme quantità di pubblicità presente in VANITY FAIR. Ad un prezzo simile e con tutte quelle pagine, cosa vogliamo di più?

 

Un ultimo punto, che mi sembra doveroso riportare, riguarda i nomi dei responsabili, come quello del direttore dell'edizione italiana, Luca Dini, e il condirettore Cristina Lucchini, se non il direttore editoriale Franca Sozzani.

 

Una CURIOSITA': alla fine di ogni servizio viene indicato il tempo medio di durata di lettura...mi pare allora prooprio la rivista ideale per i luoghi dove si fanno le file interminabili. Che non l'abbiano ideata apposta? ^_____^

 

Il settimanale è pubblicato anche in Spagna, in Grecia, in Germania e in Francia, oltre che, mi pare scontato dirlo, in America e Gran Bretagna, che è poi la stessa edizione ^__^

 

L'editore è unico, con sedi in tutti i paesi citati, ed è il Condè Nast S.p.A., la cui sede italiana è in piazzale Cadorna, 5/7,

20123 Milano, tel. 02 - 85611.

 

VANITY FAIR dispone anche di un Servizio Clienti, il cui numero telefonico unico è il seguente: 199.133.199; mentre in fax è il 199.144.199, per chi volesse inviare qualche messaggio o chiedere informazioni sull'abbonamento, cose che potrà fare pure mediante e-mail ad abbonati@condenast.it

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mara 10/28/2012 01:37

Sembra un buon giornale...buona domenica

Tiziana 10/26/2012 08:44

A volte mi capita di leggerla.

Ondamagis 10/23/2012 23:40

@ eh sì, Laura, ed è molto comodo saperlo
@ Monica, non è male come rivista

Laura 10/23/2012 14:11

Cariniiiii, ti dicono anche quanto tempo ci devi impiegare per leggerlo :D

monica c. 10/23/2012 00:12

non l'ho ai letto...